(…) Una provocazione ispirata al buonismo che sta praticando la giunta comunale guidata dal sindaco Marta Vincenti. Un atteggiamento tanto politicamente corretto da creare qualche sospetto. E infatti quando mi siedo sui gradini davanti al portone di Tursi, senza creare fastidio o clamore, scatta la difesa dell’«orticello comunale» dove le erbacce, diseredati, rom o accattoni, devono essere tenuti a distanza per non rovinare l’immagine della città. Nell’androne ci sono due carabinieri, fuori sono parcheggiate due auto della polizia municipale. Io resto seduto, sotto il sole cocente delle 13, tranquillo con il mio sacchetto di plastica in una mano e nell’altra il cartello che metto in bella vista, a favore dei passanti che lanciano occhiate incuriosite, ma anche dell’obiettivo del collega che mi sta fotografando poco distante. Dopo una manciata di minuti arriva un graduato della polizia municipale con tanto di casco coloniale d’ordinanza. L’approccio sembra quasi incidentale, ma non lo è. Come se stesse parlando con un altro mi intima di spostarmi. Evidentemente mi ha scambiato per un rom o un sinti, gli zingari di origine italiana. Chiedo perché e, pacatamente, faccio notare che non sto dando fastidio a nessuno. A quel punto il vigile mi punta addosso gli occhi e cambia registro: «Qui non si può stare. E basta. Si sposti un po’ più in là, dove può fare quello che vuole. Qui no». Non mollo, insisto e non mi sposto di un millimetro.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276525

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