Dieci passi nel Futuro
Settembre 17, 2008
La terza rivoluzione industriale rende possibile una nuova Europa sociale nel ventunesimo secolo. Il sogno europeo è il fulcro della nuova Europa sociale. La maggior parte degli europei sperano soprattutto in una nuova Europa sociale fondata sulla “qualità della vita”. Il sogno europeo sottolinea i diritti umani e sociali in un quadro di equilibrio tra modelli sociali e di mercato e con prospettive di cooperazione e di pace. Il sogno di una Europa sociale è al momento minacciato dall’incremento dei prezzi del petrolio e del gas e dagli effetti del cambiamento climatico sulle comunità e sugli ecosistemi del continente. Presupposto di tutto è la terza rivoluzione industriale senza la quale è impossibile una nuova Europa sociale. La terza rivoluzione industriale e la nuova Europa sociale garantiranno all’Europa cinquant’anni di integrazione. È necessaria ora una chiara agenda politica che consenta alla Commissione Europea di proseguire la realizzazione del progetto europeo. La nuova Europa sociale poggia su dieci pilastri ciascuno dei quali ha come presupposto la terza rivoluzione industriale: 1) Un livello di vita sostenibile:l’incremento di lungo periodo dei prezzi del gas e del petrolio e i crescenti effetti del cambiamento climatico su settori commerciali che vanno dall’agricoltura al turismo, stanno gia’ producendo conseguenze pesanti sul livello di vita di milioni di europei. I prezzi dei prodotti alimentari sono in continua ascesa e lo stesso dicasi per i servizi e per i prodotti di largo consumo.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78959
Crisafulli: «Pronto a morire». Berlusconi: «Non disperi» – Interni
Settembre 17, 2008
Mercoledì 10 settembre è partito da Catania con la sua famiglia, diretto in Toscana, nell’Abetone, con l’idea di interrompere l’alimentazione che lo tiene in vita. Ma è passato prima per Roma, «per gridare vergogna allo Stato che ci ha abbandonato». E incontrare il sottosegretario del Welfare Eugenia Roccella. Salvatore Crisafulli, affetto da una sindrome che da anni lo costringe a vivere paralizzato e a comunicare solamente attraverso un computer, aveva scritto qualche giorno fa al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi dicendo che si sarebbe lasciato morire perché «non esiste un’adeguata assistenza». L’accusa è diretta principalmente alla Regione Sicilia, che finora non ha recepito la legge 162, ovvero il provvedimento che prevede un’assistenza particolare per i disabili. «Il premier – spiega Pietro, fratello di Salvatore – ha già ricevuto le lettere che gli abbiamo indirizzato: sono infatti pervenute le ricevute di ritorno delle missive. Ma fino a mercoledì non abbiamo avuto alcuna comunicazione, e ormai mio fratello ha gettato la spugna».Unica cosa che potrebbe fargli cambiare idea, ribadisce il fratello di Salvatore, l’attuazione della legge 162. «Del resto – tuona – la Sicilia prende i finanziamenti stanziati dalla Capitale, ma poi di fatto non ne applica le leggi». E proprio per Roma la famiglia Crisafulli ha preparato uno striscione: «Sopra – spiega Pietro – scriveremo nero su bianco che lo Stato ci ha abbandonati».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78912
Il fallimento di Tremonti – Economia
Settembre 17, 2008
Nell’affrontare la vicenda Alitalia, il ministro Tremonti ha commesso un grave errore, concettuale e politico, emerso chiaramente ieri con la rottura delle trattative e il sostanziale ritiro della Cai, motivato dal rifiuto dei sindacati di accettare un piano “prendere o lasciare” dai pesantissimi costi occupazionali. Tuttavia, il disastro che si sta consumando ci racconta molto più degli episodi di una singola vicenda, sia pur costellata di responsabilità individuali e collettive che è giusto analizzare. Ci racconta il frutto dell’Italia descritta dal nostro direttore nel suo editoriale d’esordio, un’Italia in cui il senso di un destino comune, condiviso da tutti indipendentemente dalla propria condizione sociale, economica, familiare, è assente. La vicenda Alitalia ha il merito perlomeno di mostrare quale sia la conseguenza del costante prevalere di interessi settoriali e di corporazione, in una società dove i difetti degli altri sono sempre la causa ultima del problema specifico, dove le piccole e grandi rendite sono rimaste l’unica cosa per la quale val la pena battersi. La conseguenza è il fallimento. A mio parere, il miglior simbolo della giornata di ieri è la foto che ha campeggiato a lungo sul sito de l’Unità, una elegante hostess con un cartello: «precaria da otto anni, scado il 31 ottobre, esubero non conteggiato». Molti dettagli attorno al piano Alitalia sono rimasti non chiariti, ma tra i tanti quello del numero dei lavoratori con contratto a termine che non fanno parte di alcun piano occupazionale, e che spesso non accedono ad alcun ammortizzatore sociale, è il più significativo perché individua chi, in questa Italia, sta pagando il prezzo più alto.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78957
E Cheney picchia duro: «L’invasione è stata un affronto alla democrazia»
Settembre 7, 2008
nostro inviato a Cernobbio (Como)«L’invasione della Georgia è un affronto inaccettabile per gli standard minimi del mondo del 2008. E la Russia non ha dato giustificazioni». Un Dick Cheney durissimo ha preso la parola ieri al Workshop Ambrosetti di Villa d’Este. «Sia ben chiaro – ha scandito quasi a voler essere udito bene fino a Mosca – che l’allargamento della Nato continuerà e che anche Georgia e Ucraina ne diventeranno membri. Gli alleati ne sono certi e gli Usa sono impegnati nel perseguire questo obiettivo perché la Nato è una comunità di valori».Cheney ha parlato di «affronto alla democrazia» e di «catena di atti offensivi e di brutalità contro i vicini» così come di ricorso sistematico «all’arma del ricatto energetico» nei confronti di Paesi come Repubblica Ceca, Polonia e Ucraina. Il numero due della Casa Bianca ha anche ricordato le parole dell’ex presidente georgiano Shevardnadze, secondo il quale «lo scopo di Mosca è quello di ricostruire il proprio potere imperiale».Ribadendo il ruolo della Nato a difesa della libertà, Cheney si è detto molto preoccupato della frattura apertasi con Mosca. «Non è una cosa buona per nulla» perché «la guerra fredda è finita e noi vogliamo cooperare». Ma i leader russi, ha aggiunto Cheney, «non possono godere da un lato del loro nuovo prestigio internazionale ed economico e poi dall’altro fare quello che fanno.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=288626