Mentre la lista di Renata Polverini ha un simbolo rosso con il tricolore sotto, quello di Fabio Polverini ha la scritta Fabio in rosso e Polverini in bianco con la dicitura candidato per la regione Lazio.

In particolare, viene considerato «strano» come gli episodi che riguardano il partito si stiano verificando nelle due principali città a fronte del fatto che «in occasione delle elezioni del 28 e 29 marzo, il coordinamento nazionale del Pdl ha predisposto liste e listini per 13 regioni e 80 province, in vigenza di ben 7 leggi elettorali diverse, trasmettendo in tempo utile le liste ratificate a tutti i 13 coordinamenti regionali e, conseguentemente, a tutti gli 80 coordinamenti provinciali interessati».

«Il partito del predellino alla prima curva è sbandato», aggiunge il leader Pd che chiede al Pdl di non tentare «scorciatoie» e di affidarsi alle decisioni «della magistratura e degli organi competenti».«Vorrei chiarire – ha detto Bersani parlando con i cronisti – che noi non abbiamo festeggiato, perchè questi episodi creano turbamento nell’elettorato».

I giudici sarebbero in questo momento esaminando tutte le firme depositate a supporto della lista di Formigoni e non avrebbero ancora iniziato a valutare l’istanza di riesame, anche perché i radicali, dal cui ricorso è nata la decisione di escludere la lista Formigoni, non avrebbero ancora ricevuto la notifica dell’istanza del Pdl, depositata in tribunale poco prima delle 13.

Fonte:
http://www.unita.it/news/italia/95725/lazio_polverini_in_un_mare_di_guai_esclusi_anche_la_sua_civica_e_il_listino_schifani_garantire_diritto_di_voto

La fiaccola olimpica passerà sabato da Lhasa, la capitale del Tibet ancora chiusa a tutti gli osservatori indipendenti dopo le manifestazioni anticinesi dei mesi scorsi. Residenti della città riferiscono che i movimenti della popolazione tibetana sono ancora soggetti a stretti controlli e che in occasione del passaggio della fiaccola, alla maggior parte degli abitanti non sarà consentito uscire dalle proprie case.

La presenza per le strade di agenti della Polizia Armata del Popolo, un corpo paramilitare addetto tra l’altro alla repressione delle proteste popolari, è aumentata negli ultimi due giorni, aggiungono le fonti. Non è chiaro quale sia la situazione nei grandi monasteri di Lhasa, come quelli del Jokang e di Ramoche e quelli che sorgono nei pressi della città come Sera, Drepung e Ganden, dai quali il 10 marzo scorso sono partite le proteste che poi si sono estese a tutto il Tibet, protraendosi almeno fino alla fine di maggio.

A Lhasa ed in altre zone del Tibet i monasteri sono controllati da centinaia di poliziotti e soldati che impongono ai monaci le cosiddette «sedute di rieducazione» nelle quali devono rinnegare il loro leader spirituale, il Dalai Lama, che dal 1959 vive in esilio in India.

Sono state rilasciate più di mille persone coinvolte nei disordini di Lhasa nel marzo scorso. Una fonte dell’autorità della regione autonoma del Tibet ha fatto sapere che sono stati rimessi in libertà 1.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76473

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