Mercoledì 10 settembre è partito da Catania con la sua famiglia, diretto in Toscana, nell’Abetone, con l’idea di interrompere l’alimentazione che lo tiene in vita. Ma è passato prima per Roma, «per gridare vergogna allo Stato che ci ha abbandonato». E incontrare il sottosegretario del Welfare Eugenia Roccella. Salvatore Crisafulli, affetto da una sindrome che da anni lo costringe a vivere paralizzato e a comunicare solamente attraverso un computer, aveva scritto qualche giorno fa al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi dicendo che si sarebbe lasciato morire perché «non esiste un’adeguata assistenza». L’accusa è diretta principalmente alla Regione Sicilia, che finora non ha recepito la legge 162, ovvero il provvedimento che prevede un’assistenza particolare per i disabili. «Il premier – spiega Pietro, fratello di Salvatore – ha già ricevuto le lettere che gli abbiamo indirizzato: sono infatti pervenute le ricevute di ritorno delle missive. Ma fino a mercoledì non abbiamo avuto alcuna comunicazione, e ormai mio fratello ha gettato la spugna».Unica cosa che potrebbe fargli cambiare idea, ribadisce il fratello di Salvatore, l’attuazione della legge 162. «Del resto – tuona – la Sicilia prende i finanziamenti stanziati dalla Capitale, ma poi di fatto non ne applica le leggi». E proprio per Roma la famiglia Crisafulli ha preparato uno striscione: «Sopra – spiega Pietro – scriveremo nero su bianco che lo Stato ci ha abbandonati».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78912

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